Prestigio, flessibilità e funzionalità. Queste sono le caratteristiche che rendono il Magazzino 26 una location straordinaria, con differenti tipologie di spazi adatti ad ogni tipo di evento. Dalla convention al lancio di nuovi prodotti, dalle serate di gala alle sfilate di moda ai concerti, produzioni televisive, eventi fieristici, spot pubblicitari. E, naturalmente, mostre d'arte. Non a caso, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il Magazzino 26 è stato scelto da Vittorio Sgarbi per ospitare il Padiglione Friuli Venezia Giulia della 54a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.


IL FASCINO DELLA LOCATION POST-INDUSTRIALE.

Oltre 30.000 metri quadri, con una lunghezza di 244 metri: il Magazzino 26 è il più grande di tutti i magazzini realizzati nell'area del Porto Vecchio. L'edificio è diviso in dodici settori principali e si articola su cinque livelli: un piano sotterraneo ad uso cantina, un pian terreno e tre piani superiori. La pianta è rettangolare ed è composta da autonomi corpi di fabbrica intercalati da balconate coperte (gallerie).
Il Magazzino 26 racchiude in sè tutto il fascino della location post-industriale. Mattoni a vista, pavimenti in legno o cemento, travi in ferro, putrelle e colonne in ghisa con capitelli corinzi: tutto magistralmente coniugato con eleganti elementi architettonici e arredi di design. Un luogo di incontro e creatività che si rivolge al mondo delle aziende, della comunicazione e dell'arte.


IL RESTAURO

"Nel Porto Vecchio, ci si sente in città
e si avverte subito una gran voglia di passeggiare."

Paolo Portoghesi

Il Magazzino 26 è un patrimonio storico e architettonico di straordinaria ricchezza, per questo è soggetto a vincolo da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Improntato a una rigorosa metodologia di tipo conservativo, il restauro è stato eseguito in piena armonia con le indicazioni della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Trieste, curando al massimo la conservazione non solo delle forme ma anche dei materiali e delle loro superfici, in modo da consegnare all'Autorità Portuale un saggio ineccepibile del metodo da seguire nel progressivo restauro di tutto il Porto Vecchio.
Consapevole dell'importanza che il Magazzino 26 ha come esempio di archeologia industriale, la direzione lavori, operando in perfetto accordo con le imprese di costruzione Maltauro e Rizzani De Eccher, ha operato nell'ottica di rendere un duplice servizio alla città. Primo, offrire una testimonianza vivente della Trieste asburgica. Secondo, creare un "contenitore" economico e culturale capace di rilanciare il futuro europeo della città.