Trieste, tra le città italiane, può vantare il porto più importante per il patrimonio storico architettonico ancora esistente.
Il Porto Vecchio di Trieste per la disposizione delle costruzioni marittime, per le nuove tecnologie e per i materiali usati negli imponenti magazzini e negli edifici speciali, come la Centrale idrodinamica, resta una straordinaria testimonianza di architettura portuale-industriale dell'ottocento europeo.

Il Porto Vecchio è diverso dai porti dell'area mediterranea perchè riproduce, nelle regole costruttive dei suoi edifici e nell'impianto generale, le caratteristiche dei Lagerhäuser, brani di città destinati alla circolazione delle merci, come nei porti del nord-Europa, in particolare come la Speicherstadt di Amburgo. La costruzione del nuovo Porto di Trieste, avvenuta tra il 1861 e il 1898, subito dopo gli impianti ferroviari (1857), avrebbe potenziato il traffico mercantile di Trieste attraverso efficienti e moderne attrezzature elettromeccaniche. Il progetto fu il risultato di un lavoro complesso, svolto da ingegneri e imprese di costruzioni che vantavano all'epoca la sperimentazione dei nuovi brevetti del cemento armato e nuove tecniche e materiali da costruzione. Quest'area, un pezzo della città, che si estende da Barcola al Canal Grande, comprende ancora oggi i cinque moli originari, la diga foranea realizzata nel 1875, la Centrale idrodinamica (unica al mondo, completa dei suoi macchinari), la sottostazione elettrica di riconversione e i maestosi magazzini che conservano i brevetti costruttivi che hanno caratterizzato la svolta nelle costruzioni della seconda metà dell'Ottocento.

Quegli edifici costruiti tra il Molo 0 e il Molo IV lungo tre assi principali, seguendo il percorso già tracciato dai magazzini ferroviari, come il primo hangar 11 del 1861, serviti da numerosi binari ancora esistenti, rappresentano oggi il futuro di una città inquieta come Trieste, che dovrà impegnarsi a fondo per il recupero dell'area e del complesso dei magazzini che costituiscono un importante documento della storia.

Nel tempo alcuni magazzini sono scomparsi, come l'Hangar del Lloyd sul molo III, di cui rimane la parte in testa al molo, ora distaccamento dei Vigili del fuoco, e come quelli situati lungo il Molo II per fare spazio alla nuova struttura dell'Adria Terminal, la cui costruzione ha comportato il tombamento del Bacino II. Le alterazioni comunque non hanno intaccato l'identità strutturale e l'armatura storica dell'impianto storico originario, che presenta ancora oggi i tratti prefigurativi della nuova Trieste, città porto in evoluzione.

Evoluzione interrotta, che oggi può riprendere, grazie anche alla Biennale diffusa, a pieno ritmo con un piano di recupero e interventi all'altezza del valore storico dei distretti storici portuali internazionali. La raccolta documentaria dell'intero compendio del Porto Vecchio è straordinaria e unica al mondo e per questo richiede il massimo impegno per la sua valorizzazione.


(Antonella Caroli)